Fattura non pagata: devi pagare lo stesso IVA e tasse?
La fattura non è stata pagata. E come se non bastasse, a fine mese il commercialista ti dice di versare l'IVA, e a giugno ci sono le tasse su soldi che non hai mai visto. È una delle cose più frustranti del fare impresa: paghi su un incasso che non c'è.
Non sempre, però. Dipende dal tuo regime e da cosa succede al cliente. Ecco le regole, in parole semplici, da verificare sempre con il tuo commercialista.
L'IVA: si versa anche se il cliente non paga
La regola
L'IVA diventa dovuta quando l'operazione si considera effettuata: per i beni con la consegna o la spedizione, per i servizi con il pagamento. Ma se emetti la fattura prima, l'operazione si considera effettuata alla data della fattura (articolo 6 del DPR 633/1972). Quindi, con la fattura emessa, l'IVA va versata nella liquidazione del periodo, che il cliente abbia pagato o no.
Per questo molti professionisti mandano prima un avviso di parcella, senza valore fiscale, e fanno la fattura solo quando vengono pagati.
L'IVA per cassa
Se il tuo volume d'affari non supera i 2 milioni di euro, puoi scegliere l'IVA per cassa (articolo 32-bis del decreto-legge 83/2012):
- l'IVA sulle vendite la versi quando incassi, in proporzione a quanto incassi;
- in ogni caso diventa dovuta un anno dopo l'operazione, salvo che nel frattempo il cliente sia sottoposto a una procedura concorsuale;
- in cambio, l'IVA sugli acquisti la detrai solo quando paghi i fornitori;
- non vale per le vendite ai privati consumatori, per il reverse charge e per alcuni regimi speciali;
- l'opzione vincola per tre anni e va indicata in fattura.
Conviene a chi ha molti clienti lenti e paga i fornitori in fretta. Fai i conti con il commercialista.
Recuperare l'IVA: la nota di variazione
L'IVA versata su una fattura non pagata si può recuperare con una nota di variazione in diminuzione (articolo 26 del DPR 633/1972, come modificato dal decreto-legge 73/2021). Solo in questi casi:
- il cliente è sottoposto a una procedura concorsuale. La nota si può emettere dalla data di apertura: la sentenza di liquidazione giudiziale, il decreto di ammissione al concordato preventivo, il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. Valgono anche l'accordo di ristrutturazione omologato e il piano attestato pubblicato nel registro delle imprese. Non serve aspettare la fine della procedura;
- una procedura esecutiva è rimasta senza esito. Per esempio quando il verbale di pignoramento dice che non ci sono beni da pignorare, che il debitore è irreperibile o che non si è potuto entrare nella sua casa.
Il ritardo, anche di anni, non basta.
Entro quando. La nota va emessa, e l'IVA detratta, al più tardi entro il termine della dichiarazione IVA relativa all'anno in cui si è verificato il presupposto: per una procedura aperta nel 2026, entro il termine della dichiarazione IVA 2027.
E se poi il cliente paga? Emetti una nota di variazione in aumento e versi di nuovo l'IVA.
Dal 1° gennaio 2027 queste regole passano nel nuovo Testo unico IVA (decreto legislativo 10/2026), che cambia la numerazione degli articoli ma, secondo il legislatore, non la sostanza.
Le tasse sul reddito: dipende dal regime
| Regime | La fattura non pagata si tassa? |
|---|---|
| Contabilità ordinaria | Sì: il ricavo si tassa per competenza, anche se non incassato |
| Contabilità semplificata | Di regola no: conta l'incasso, salvo l'opzione «registrato = incassato» |
| Regime forfettario | No: conta l'incasso |
| Professionisti e lavoratori autonomi | No: conta l'incasso |
- Contabilità ordinaria. Il ricavo è tassato quando è di competenza, cioè con la consegna o con la fine del servizio (articolo 109 del TUIR), anche se il cliente non paga. La perdita la recuperi deducendola, alle condizioni qui sotto.
- Contabilità semplificata. Dal 2017 il reddito si calcola per cassa (articolo 66 del TUIR): la fattura non incassata non si tassa, e lo sarà nell'anno dell'incasso. Se però hai scelto di considerare incassato ciò che registri (articolo 18, comma 5, del DPR 600/1973), la fattura registrata si tassa anche se il cliente non paga.
- Forfettario. Si tassano i ricavi e i compensi incassati (legge 190/2014): la fattura non pagata non entra nel reddito. E non c'è IVA da recuperare, perché il forfettario non la applica.
- Professionisti. Il reddito di lavoro autonomo si calcola sui compensi incassati (articolo 54 del TUIR). Se il cliente non paga, non c'è nemmeno la ritenuta d'acconto da scomputare: la ritenuta si applica solo quando il cliente paga.
Le perdite su crediti
In contabilità ordinaria, un credito che non incasserai più diventa una perdita deducibile solo se risulta da elementi certi e precisi (articolo 101, comma 5, del TUIR). La legge li considera presenti, senza altre prove, quando:
- il cliente è sottoposto a una procedura concorsuale o a un accordo di ristrutturazione omologato o a un piano attestato;
- il credito è di modesta entità, cioè fino a 2.500 € (5.000 € per le imprese con almeno 100 milioni di ricavi), ed è scaduto da almeno 6 mesi;
- il credito è prescritto;
- il credito è cancellato dal bilancio secondo i principi contabili.
Fuori da questi casi servono prove: un pignoramento negativo, l'irreperibilità del debitore, una transazione. Ogni anno, inoltre, puoi accantonare un fondo svalutazione crediti deducibile fino allo 0,5% dei crediti commerciali, finché il fondo non arriva al 5% (articolo 106 del TUIR).
Gli interessi di mora e i 40 €
- IVA. Gli interessi di mora sono esclusi dalla base imponibile IVA (articolo 15 del DPR 633/1972). Sopra i 77,47 €, sul documento va la marca da bollo da 2 €.
- Imposte sui redditi. Gli interessi di mora si tassano solo quando li incassi (articolo 109, comma 7, del TUIR).
- I 40 € forfettari per le spese di recupero (articolo 6 del D.Lgs. 231/2002): manca un chiarimento ufficiale sull'IVA. La lettura prevalente li considera un risarcimento, quindi fuori campo IVA. Chiedi conferma al commercialista.
Come calcolarli è spiegato nella guida agli interessi di mora tra imprese.
La cosa più utile da fare
Incassare prima. Ogni mese che una fattura resta aperta, in contabilità ordinaria o senza IVA per cassa, stai anticipando allo Stato imposte su soldi che non hai. Un sollecito nei primi giorni dopo la scadenza costa meno di qualsiasi nota di variazione.
Fonti: DPR 26 ottobre 1972, n. 633, articoli 6, 15 e 26; decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 32-bis, e Agenzia delle Entrate, L'IVA per cassa; Agenzia delle Entrate, circolare n. 20/E del 29 dicembre 2021 sulle note di variazione; TUIR (DPR 917/1986), articoli 54, 66, 101, 106 e 109; DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 18; legge 23 dicembre 2014, n. 190, articolo 1, comma 64; decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10 (Testo unico IVA), su ANCE; Agenzia delle Entrate, risposta n. 74 del 2019.
Le informazioni di questa guida sono un aiuto pratico, non una consulenza fiscale: per il tuo caso senti il commercialista.
Domande frequenti
Se il cliente non paga la fattura, devo versare l'IVA?
Di regola sì: l'IVA è dovuta quando emetti la fattura, anche se non incassi (articolo 6 del DPR 633/1972). Fa eccezione chi ha scelto l'IVA per cassa, possibile con un volume d'affari fino a 2 milioni di euro: l'IVA si versa all'incasso o, al più tardi, dopo un anno.
Quando posso fare la nota di credito IVA per una fattura non pagata?
Quando il cliente è sottoposto a una procedura concorsuale, dalla data di apertura (per esempio la sentenza di liquidazione giudiziale o il decreto di ammissione al concordato preventivo), oppure quando un pignoramento resta senza esito. Il solo ritardo, anche lungo, non basta. La nota va emessa entro il termine della dichiarazione IVA dell'anno in cui si verifica il presupposto.
Nel regime forfettario una fattura non pagata si tassa?
No. Nel forfettario il reddito si calcola sui compensi e ricavi incassati: una fattura non pagata non entra nel reddito. E siccome il forfettario non applica l'IVA, non c'è nemmeno IVA da recuperare.
Gli interessi di mora e i 40 € si fatturano con l'IVA?
Gli interessi di mora sono esclusi dalla base imponibile IVA (articolo 15 del DPR 633/1972) e, ai fini delle imposte sui redditi, si tassano quando li incassi. Per i 40 € forfettari manca un chiarimento ufficiale specifico: la lettura prevalente li considera un risarcimento, fuori campo IVA. Chiedi al tuo commercialista.